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Lo Yoga è forse la disciplina
più antica del mondo, in ogni
caso la disciplina più antica che sia riuscita
ad arrivare pressoché intatta fino ai giorni
nostri.
I primi ritrovamenti riguardanti lo yoga risalgono al
3500 a.C. e si situano nelle grotte di Mohenjo Daro
in India. È l’India, culla del mondo, madre
delle lingue e delle religioni, la madrepatria dello
yoga. Il carattere dello yoga è, però,
così neutro, che sebbene nato in seno all’induismo,
si pone come strumento per qualsiasi religione nonché
per la filosofia. La parola Yoga deriva dalla radice
sanscrita “yuj”
che significa “aggiogare, unire, legare insieme”
(di cavalli o carri). Può essere interpretata
come “l’atto di aggiogare, unire, attaccare”
i sensi (indryas), nostri “cavalli ribelli”,
alla mente (manas), ma più comunemente la parola
denota la “connessione,
unione, associazione” dello spirito
individuale manifesto (Jivatma) con quello universale
non manifesto (Paramatma).
Alla base dello yoga è l’assunto che a
nessuno può essere negata la ricerca della propria
spiritualità. Ed è per questo che tale
“unione” può avvenire in diversi
modi, seguendo percorsi differenti, di modo che ogni
persona possa scegliere la via che è più
adatta al proprio temperamento e alla propria condizione
socio-culturale.
Questo concetto era alla base della divisione delle
caste nella filosofia originaria dei Veda,
i più antichi testi sacri indiani. Poiché
ogni persona ha diverse caratteristiche e capacità,
è giusto che ognuno contribuisca a suo modo allo
sviluppo della società e al bene collettivo:
persone che hanno la saggezza per guidare gli altri
e poi intellettuali (bramini), guerrieri (ksatriya),
economi (vaisya) e lavoratori manuali (sudra).
La vita stessa di una persona, secondo i Veda, è
scandita da diverse fasi: lo studio nei primi 25 anni
della propria vita (brahamacharya), il matrimonio
e la vita sociale e lavorativa nei secondi 25 anni (garhasthya),
il ritiro dalla società nella terza fase ma mantenendo
il ruolo di insegnante per trasmettere i valori ai più
giovani (vanaprastha), infine la rinuncia totale
al mondo per dedicarsi senza attaccamenti materiali
alla ricerca di Dio per finire la propria vita avendone
compreso pienamente il senso (sannyasa).
Quattro le caste, quattro le fasi della vita e quattro
anche i principali tipi di yoga.
Jnana Yoga
E’ la via della conoscenza, della speculazione
filosofica. È il metodo adatto per chi ha lo
spirito scientifico, per chi è curioso intellettualmente,
per chi si chiede sempre perché, per chi ama
studiare.
Si basa fondamentalmente sullo studio del Vedanta, ovvero
la scienza dei Veda, che analizza il mondo e l’universo
che ci circonda partendo da un assunto fondamentale
caro anche ai filosofi greci: conosci te stesso. Ai
giovani che intendevano approfondire il Vedanta, veniva
richiesto il chatustaya sadhana, ovvero la quadruplice
disciplina che comprendeva: viveka, la capacità
di discriminare, vairagya, la rinuncia, sama, dama,
uparati, titiksha, sraddha, samadhana, ovvero il tesoro
delle sei virtù (controllo della mente, controllo
dei sensi, raccoglimento interiore, pazienza, fede,
soddisfazione), mumukshutra, ossia l’intenso anelito
alla realizzazione.
Karma Yoga
E’ la via dell’azione. Per le persone attive,
che amano lavorare fisicamente, che non sono adatte
allo studio, ma preferiscono darsi da fare. Anche nell’azione
si può trovare una via verso la conoscenza e
la comunione spirituale.
Dal momento che l’azione è inevitabile
per chiunque, non solo per i lavoratori, il Karma Yoga
insegna come rendere neutra l’azione, di modo
che non si debba pagare per le conseguenze dei propri
atti.
Il motto è “yogah karmasu kausalam”,
ovvero abilità nell’azione, azione nel
rilassamento. Agire senza ansia per il successo, senza
attaccamento al risultato, adoperandosi al meglio delle
proprie possibilità, ma lasciando i risultati,
positivi o negativi che siano, a Dio. Bisogna agire,
bisogna lavorare, ma, essendo l’intreccio degli
eventi così complesso nel mondo (ricordiamo la
teoria del caos), non possiamo pretendere di ottenere
esattamente il risultato previsto.
Bhakti
Yoga
E’ la via dell’Amore incondizionato, della
devozione. Per le persone emotive, amorevoli e servizievoli,
che senza dover sviluppare particolari abilità
intellettuali o manuali si pongono semplicemente al
servizio degli altri e di Dio.
E’ il corrispettivo yoga della via cristiana,
caratterizzata dalle qualità dell’altruismo
e della tolleranza.
Il vero Bhakti Yogi non è un fanatico religioso,
la sua identificazione con Dio avviene attraverso l’Amore
in una strada fatta di equilibrio, imparzialità,
dove lo yogi tollerante e paziente non gioisce troppo
né troppo si dispera. Per lui lo yoga è
equanimità, equilibrio “samatvam yoga”.
Raja
Yoga
E’ la via dell’autocontrollo. E’ detta
la via regale (raja), forse perché la più
ardua o forse perché nei suoi principi contiene
tutti i tipi di yoga.
E’ costituita dall’Astanga Yoga, ovvero
lo yoga dalle otto membra: yama, principi etici alla
base della moralità dello yogi, niyama, principi
disciplinari, tra i quali sono inclusi appunto anche
lo studio e la devozione e la disciplina nell’azione,
asana, posture fisiche per la cultura del corpo, pranayama,
esercizi di controllo energetico e respiratorio, pratyahara,
ritiro dei sensi dal mondo esterno, dharana, concentrazione,
dhyana, meditazione, samadhi, realizzazione.
Lo scopo diretto del Raja Yoga è “Yogas
citta-vritti-nirodhah” (= lo yoga è la
soppressione delle modificazioni della mente). Solo
quando le acque sono pulite e perfettamente calme, è
possibile vedere il fondo dell’oceano. Allo stesso
modo solo quando la mente è depurata e indisturbata
è possibile raggiungere il profondo Spirito dentro
di sé.
Hatha
Yoga
A partire dai principali tipi di yoga e soprattutto
dal Raja Yoga si sono sviluppate in tempi antichi, ma
anche in tempi più recenti, altre vie, la più
diffusa delle quali è l’Hatha Yoga.
Partendo dall’assunto che l’Hatha Yoga “è
la scalinata per colui che brama scalare la più
alta vetta del Raja Yoga”, come recita il primo
verso del testo classico Hathayogapradipika, questa
via sviluppa in particolare due anga, membra, del Raja
Yoga, asana e pranayama, per perfezionare il totale
controllo mente – corpo.
L’Hatha Yoga è la via più fisica,
più “ginnica” e come tale quella
che ha avuto più risonanza in Occidente, tanto
che ne sono nate tante variazioni a partire dallo yoga
terapeutico (in realtà già originario
dell’India e inteso come ginnastica curativa per
problemi posturali e psico-somatici) fino all’americano
PowerYoga, uno yoga strettamente fisico che intende
sviluppare la forza e portare il corpo al limite delle
sue possibilità elastiche.
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